mercoledì 18 marzo 2020

I Racconti della Passione: Sabato Santo, Finale a sorpresa.



Prima della riforma liturgica del "Novus Ordo" del 1956 con cui veniva riformata l'intera liturgia dei riti della Settimana Santa, succedeva che la processione della Pietà usciva alla mezzanotte del Sabato Santo per sfilare per due terzi nel buio della notte e solo per un terzo di giorno abbracciando la Pasqua che era annunciata con lo scampanio delle campane.

Tale melodia partendo dalla Cattedrale poi si propaga in tutta la città.

Per circa una decina di volte era accaduto che nel regno del Vescovo Pasquale Gioia a seguito dei tesi rapporti che questi aveva verso le confraternite e i riti esterni qualcosa non aveva funzionato. 

Infatti si ricorda che una volta mentre la Pietà si stesse ritirando con alle due ali le statue che l'accompagnavano, sotto le struggenti note dello "Stabat Mater", si avviava portata dai sacerdoti per la ritirata, quando successe l'inverosimile: fu annunciata la Pasqua con lo scampanio.

 Così la Pietà dovette letteralmente essere caracollata nella Chiesa del Purgatorio perchè quella immagine ormai strideva con il gaudio e la festa ancor più accentuato dal fatto che persino la banda cittadina aveva lasciato di intonare quella marcia funebre per suonare l'inno reale ed altre marcette; alla gente poco interessava adesso che vi fosse ancora lì l'immagine della Madre col Figlio esanime in strada. 

Così la Pietà fu ceduta ai portatori che facendosi largo tra due ali di folla festante rovinosamente la portarono in chiesa chiudendo il portone ma lasciando le altre immagini fuori quasi fossero spettatori di un dramma consumato. Solo dopo essersi calmate le acque queste furono portate all'interno del tempio sacro. Era terminato un altro Sabato Santo ma con sorpresa! 



Tratto dal libro "Diario per la Confraternita della Morte"scritto da Orazio Panunzio 

A cura di Sisto Massimiliano

venerdì 13 marzo 2020

I Racconti della Passione: La Processione mancata 4 aprile 1941.





Immaginatevi un anno senza i tradizionali riti della Settimana Santa; eppure è stato così per il Venerdì di Passione del 4 aprile 1941 quando a causa della guerra furono bandite tutte le manifestazioni esterne in tutta Italia,tra cui le nostre amate processioni.


 Gli annali raccontano che in quel giorno, la giornata era rilucente, si sentivano nell'aria odori primaverili e che il brunire di quel pomeriggio che fa volgere il calare del sole con quel suo rossore che si spegne dietro al Santuario della Madonna dei Martiri sembra essere tinto di un dramma mai consumato: la processione mancata. 




Tratto dal libro "Diario per la Confraternita della Morte"scritto da Orazio Panunzio

A cura di Sisto Massimiliano

mercoledì 11 marzo 2020

I racconti della Passione: Una strana processione Sabato Santo del 1934.



Vi racconto questa storia avvenuta nella nostra diocesi e che sebbene sia ricordata da Orazio Panunzio sempre nel libro "Diario per la Confraternita della Morte" appartiene alla storia della citta' di Molfetta che e' indissolubilmente legata ieri come oggi alle tradizioni pasquali. 

Era il 1934 e standosi per concludere il Giubileo Straordinario per ricordare il diciannovesimo anniversario della venuta dell'Uomo-Dio. 

Cosi' nella Settimana Santa di quell'anno ci fu uno stravolgimento delle nostre tradizioni infatti quell'anno il gruppo della Pieta' fu portato in processione per le vie del Borgo il Venerdì di Passione e fu fatto sostare in Cattedrale sino al Martedì Santo quando poi solennemente alla presenza di tutto il Clero, delle autorità civili e militari fu riportata nella chiesa del Purgatorio facendo una processione assolutamente nuova: Corso Dante, via Sant'Angelo, Via Sigismondo, Via Ten. Ragno, via San Benedetto e poi a seguire via San Domenico e corso Dante. 

Sempre quell'anno il Vescovo decise che la processione del Sabato Santo uscisse all'una di notte e che al posto del gruppo della Pieta' fosse portata in processione la sacra immagine della Addolorata. 

Tratto da Orazio Panunzio sempre nel libro "Diario per la Confraternita della Morte"

a cura di Sisto Massimiliano

martedì 10 marzo 2020

Le Marce Funebri Molfettesi: Vincenzo Valente "Conza Siegge"



La composizione dapprima intitolata “Pianto Antico”, poi, il Maestro, secondo la tradizione, insoddisfatto per non essere riuscito a trovare un degno finale, si ispirò al grido lamentoso di un riparatore di sedie, il quale girava per le strade offrendo il suo lavoro.


La composizione si apre in Sol minore e prosegue con una successione di accordi (Sol min., Sol dim. Etc) che conferiscono imponenza e tragicità alla marcia.


Il primo tema, quello predominante, viene elaborato a tal puto da essere riutilizzato nella seconda parte in altra forma.


Dopo una prima esposizione in Sol min., si passa in Mi bem. Magg., per poi riprendere il frammento introduttivo che sfocia nel magnifico tema in Si bem. Min. affidato ai flicorni.


Dopo l’esposizione di quest’ultimo, il Maestro, con un accordo di strepitoso effetto (Do 7 min.) conclude la marcia in Fa maggiore.

Per ascoltare la marcia funebre descritta ecco il link dove trovarla:

https://www.youtube.com/watch?v=oW9MdUaiPNM

Tratto da “Note storiche e tecniche sulle marce funebri molfettesi” di Damiano Binetti e Nicola Romanelli edito da Cooperativa Editoriale “Molfetta”- Il Messaggio 1990

A cura di Sisto Massimiliano


I racconti della Passione: La Maddalena derisa. 28 marzo 1929.


Santa Maria Maddalena uscita nella processione del 1928 

Giovedi' Santo. Come ogni giovedì santo è tradizione dopo la Messa in Cenae Domini girare per i "Sepolcri"ma il 28 marzo del 1929 fu un anno particolare. 
Infatti quel giorno era aperta una Chiesa che non piu'lo era da ormai oltre un secolo, ed in quel giorno vedeva dischiudersi l'uscio per attirare e far mirare nel suo interno sia le sue opere d'arte che le statue della passione: La chiesa di Santa Maria del Pianto o meglio nota col titolo della Morte. 
Qui in quell'anno nel primo cimitero cittadino dopo vario tempo si e' iniziata una nuova pratica ossia quella di deporvi i simulacri che mai piu' sarebbero piu' usciti in processione perche' sostituiti da quelle care immagini che noi tutti conosciamo. 
In quell'anno fu portata la nuova statua di Maria di Maddalena che risultava stridere rispetto alle altre in posizione eretta. Amministratore pro-tempore della diocesi era Mons. Pasquale Gioia. 
Il Reverendissimo Vescovo impose che le statue che dovevano portarsi in processione dovevano essere tutte statue di legno, ed evidentemente il nostro scultore Giulio Cozzoli non lo lavorava. 
Cosi' si decise di fare fare un bozzetto della nuova immagine in sostituzione del Calvario al Cozzoli ma di farla realizzare da Ortisei. 
Santa Maria Maddalena uscita in processione sino al 1954

Cosi' fu fatto, e la nuova Maddalena prese parte alla processione di quell'anno e fu esposta anche nel Sepolcro artistico. 
Intanto due bontemponi si affacciarono all'uscio della chiesetta e videro la bella Maddalena seduta al centro del tempietto ed iniziarono quasi a schernirla, intanto stava uscendo una donna anziana che con fare seccato guardo' laconicamente i due visitatori che con la loro presenza avevano rotto la sacralita' del momento, e disse con un filo di voce passando affianco a quegli: "Due volte sciagurati".


Tratto dal libro "Diario per la Confraternita della Morte"scritto da Orazio Panunzio

A cura di Sisto Massimiliano


giovedì 5 marzo 2020

I Racconti della Passione: Sabato Santo 1924.




Sabato Santo 19 aprile 1924. Era passata la mezzanotte che la processione era gia' uscita e stava iniziando a salire la via Sant'Angelo quando inizio' dopo un lungo tuono a diluviare, vi fu il fuggi fuggi generale e le immagini sacre dovettero trovare posto nei vari portoni lungo la strada. 

Qui la nuova statua di Maria Cleofe entro' in un portoncino vicino a palazzo Gadaleta da dove all'udire quella visita inaspettata iniziarono ad uscire tutti i condomini.

 Gente umile, modesta. Infatti dopo aver chiesto il permesso di poter restare iniziarono a recitare il Rosario e prima del termine delle litanie ecco sopraggiungere Giulio Cozzoli. 

Egli come suo solito seguiva le processioni, ma quella di quell'anno per lui era speciale perche' sostitui' la precedente immagine della Cleofe con una nuova a causa del fatto che la prima risultava essere piu' alta delle altre. 

Ecco lui con dovizia dopo aver salutato gli astanti inizio' ad accarezzare, pulire ed asciugare la statua proprio per evitare che si deteriorasse. Intanto scesero due belle signore che attirarono l'attenzione dell'artista e che quasi in atteggiamento di sfida restarono di fronte al simulacro. 


Erano belle. Intanto che il Cozzoli asciugava la scultura si sente rombare la grancassa che richiamava a raccolta i confratelli in quanto la pioggia era terminata, quindi si riprese la processione e la stessa Cleofe fu portata al di fuori del portone prontamente, e l'artista giratosi per salutare le visitatrici vide che erano svanite come quel momento passato in contemplazione della sua creazione tanto che sussurro' che le "Cose belle durano attimi".

Tratto e riletto da "Diario per l'Arciconfraternita della Morte" di Orazio Panunzio.


A cura di Sisto Massimiliano

martedì 3 marzo 2020

I racconti della Passione: il Cireneo 11 aprile 1919.



Ecco un Venerdì di Passione come tanti che si ripetono nella storia molfettese da secoli. Dopo una breve pausa di circa 4 anni riprendono gli eventi esterni legati alla passione e morte di Nostro Signore. 

Era un pomeriggio raggiante, la gente pian piano affollava lo spiazzo antistante la chiesa del Purgatorio e piano piano si iniziavano a far spazio tra la folla il quartetto che apre le nostre struggenti processioni col ti-te'. Nulla è cambiato O forse si?

Certamente dopo 4 anni qualcosa è mutato infatti nuove sono le immagini che apriranno il corteo processionale del Sabato Santo, nuova e' la struttura della processione che fino ad allora aveva seguito la natura medievale di espiazione dei peccati in forma pubblica: Mancavano i cirenei.

 I cirenei erano uomini di varia estrazione sociale che avendo commesso dei peccati li volevano espiare pubblicamente portando una croce che rimarcava il lavoro che svolgevano nella vita quotidiana. Cosi' anche per questa processione si pensava che vi fossero presenti. 


Ma invero un uomo venuto dall'Egitto si presento' all'ora convenuta ma dovette scoprire una triste realta': i crociferi non esistevano piu'. 

Egli entro' nella chiesa senza non troppe insistenze e dopo che gia' il sagrestano gli disse che la figura del crocifero non era piu' presente da quasi 15 anni prima attese attonito l'arrivo del Priore il quale lo conforto' dicendo che se avesse voluto avrebbe potuto aprire la processione ma da solo viceversa lo esortava ad andare a casa avendo comunque compiuto il suo voto presentandosi per la processione. 

Cosi' inizio' il corteo processionale "Finchè dischiusa la porta e, nella prospettiva del Borgo, egli intravede, di volta in volta piu' angosciato, l'uscita degli stradari, della Croce, delle donne, dei confratelli, del baldacchino... e via via che la chiesa si spopola, la sofferenza si muta in disperazione, in senso desolato di impotenza. Sfocata dal velo delle proprie lacrime, appena egli discerne l'Immagine della Madonna, sollevata dai portatori a una altezza che gli pare vertiginosa, lentamente avviarsi alla porta - scheletrica ombra attraverso il manto velato - passare sotto le frangi ondulanti del baldacchino e svanire, dissolversi nella luce dorata del tramonto". Il cireneo rimase solo ed il sagrestano gli ando' incontro dicendo che avrebbe dovuto chiudere la chiesa. 

Allora il primo gli confesso' che si vergognava nel ritirarsi a casa vestito come Gesu' e quindi l'altro gli rispose che non si sarebbe dovuto preoccupare perche' gli avrebbe fornito una abito confraternale. 

Il cireneo lo ribrotto' dicendo che lui non fosse confratello ed allora il sagrestano gli disse: "Non ti stare a preoccupare. La Morte non rifiuta nessuno". Era l'11 aprile 1919 - Venerdi' di Passione.

Tratto dal testo: "Diario per la Confraternita della Morte"di O. Panunzio.

A cura di Sisto Massimiliano